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Quando i sordi prescrivono sordine e sollevano sordini: Beethoven e la meccanica pianistica

Inviato da Frau111 
Quando i sordi prescrivono sordine e sollevano sordini: Beethoven e la meccanica pianistica
04 gennaio, 2010 [03:03]
Nonostante il titolo un po’ burlone, questa vorrebbe essere una discussione seria.
Mi piacerebbe scambiare un paio di considerazioni circa il rapporto tra Beethoven e il pianoforte.
Se è vero che B. non subordinò mai la propria musica ai limiti imposti da uno strumento musicale (basti pensare alla rispostaccia che rifilò al povero Falstafferel che gli faceva notare che i suoi ultimi quartetti erano “inadatti” per il suo violino) è nondimeno vero che l’atteggiamento di B. nei confronti del pianoforte e della sua meccanica fu sempre carico di interesse e che per tutta la vita egli fu alla ricerca di un suo pianoforte ideale che gli permettesse di “fabbricarsi i propri toni” anche quando ormai, povero figliolo, gli era impossibile udire qualsiasi suono, figuriamoci graduare e svolgere chissà quale ricerca su tocco e timbro.
L’argomento “Beethoven e il pianoforte” sarebbe vastissimo; mi piacerebbe iniziare a discutere con chi è interessato al problema, delle famose indicazioni di B. sui famigerati sordini.
Capita a tutti gli aspiranti pianisti di imbattersi prima o poi nell’indicazione che sta all’inizio della sonata op. 27 n. 2 che varia da un “si deve suonare questo pezzo delicatissimamente e senza sordinO” ad un “si deve [...] senza sordinI”.
La pagina autografa ho letto che è andata perduta, quindi non potremo mai sapere con certezza quale delle due versioni riportate nelle varie edizioni sia quella corretta.
Rattalino nel suo libro “Storia del pianoforte” sostiene la tesi secondo la quale Beethoven indicava con “sordini” gli smorzatori e con “sordino” un meccanismo simile per certi versi a quello della moderna sordina che frapponeva tra le corde e i martelletti (o direttamente sulle corde), un panno, modificando la qualità timbrica del suono.
Rattalino cita poi altri due casi in cui, a suo parere, l’indicazione “sordino” andrebbe intesa come sinonimo di “sordina”: il tempo lento della sonata in la minore di Schubert (D784) e il concerto in do minore del nostro
Ho dato un’occhiata a varie edizioni delle due opere citate e sembra che la tesi di Rattalino non regga poi più di tanto: in alcune edizioni del concerto in do minore le indicazioni sono effettivamente “con sordinO” e “senza sordinO” ma non si limitano ad alcuni momenti del secondo tempo (come sosteneva Rattalino) bensì si trovano anche per tutto il primo tempo e con una frequenza tale che risulta davvero difficile credere che B. volesse prescrivere variazioni timbriche.
Per quanto riguarda la menzionata sonata (ho fatto la rima) di Schubert, tutte le edizioni che ho controllato riportano “sordinI” (che, a sentir Rattalino, è sinonimo di smorzatori o, almeno, lo sarebbe per Beethoven).
Andrebbe poi tenuto presente che l’indicazione “con sordini” si trova in molte opere di fine settecento (e tra l’altro all’inizio della Creazione di Haydn) per indicare un suono smorzato, privo di armonici. Tra l’altro, mi sembra di ricordare che lo stesso Beethoven lo usasse a tal proposito anche in uno degli ultimi quartetti.
Dunque, a mio parere la differenza tra sordini e sordino dovrebbe non sussistere e le indicazioni nel concerto in do minore andrebbero interpretate come prescrizioni per il pedale di risonanza.
Riassumendo:

“Senza sordini” (o sordino) della op. 27 n. 2 = senza smorzatori, con le corde libere di vibrare
“Senza sordino” (= sordini) del concerto in do minore = senza smorzatori (e non senza/con la sordina come sostiene Rattalino)
“[Con] sordini” della sonata di Schubert = con un suono soffocato e povero di armonici
“Con sordini” della Creazione di Haydn = con un suono soffocato e povero di armonici

A questo punto è inevitabile osservare che qui in mezzo, se c’è qualcuno che usa “sordini” come sinonimo di sordina è semmai Schubert (e sarebbe bello risalire al tipo di pianoforte che aveva sottomano all'epoca di quella sonata), mentre nell’opera pianistica di Beethoven la prescrizione dell’aggeggio che doveva modificare la qualità timbrica del suono non si trova mai (e questo è quanto sostiene anche Newman nel suo articolo “I pianoforti di Beethoven e i suoi ideali di pianoforte”, senza tuttavia nemmeno accennare al problema di questa ambiguità di indicazioni tra sordini e sordino).
Si trovano invece spesso, nell’opera pianistica di Beethoven, indicazioni riguardo al pedale sinistro (una corda, due corde, tre corde).
E qui ci si potrebbe domandare subito se Beethoven utilizzasse queste indicazioni per ottenere variazioni timbriche (ossia se utilizzava già il pedale sinistro in senso "moderno") o se invece voleva prescrivere con esse semplicemente un maggiore/minore volume sonoro.
Qui però mi fermo, perchè l’ora è ormai tarda e anche perchè rischio di far diventare chilometriche queste riflessioni.
Attendo vostri pareri o ulteriori spunti di ricerca

Giorgia
Re: Quando i sordi prescrivono sordine e sollevano sordini: Beethoven e la meccanica pianistica
04 gennaio, 2010 [11:53]
Purtroppo non ho le conoscenze tecniche e storiche per dire alcunchè, ma sono curioso di sentire idee, se ce ne sono! smiling smiley

Ismaele

"La Musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza. Chi penetra il senso della mia Musica potrà liberarsi da tutte le miserie in cui si trascinano gli altri uomini." Ludwig Van Beethoven
Re: Quando i sordi prescrivono sordine e sollevano sordini: Beethoven e la meccanica pianistica
05 gennaio, 2010 [03:09]
Nella cadenza del terzo movimento della 101 Beethoven scrive "poco a poco tutte le corde".
Ora, nei vecchi pianoforti era possibile operare con il pedale una corda in modo molto più avanzato di quanto si possa fare oggi.
Era possbile infatti controllare la meccanica e far percuotere a martello tutte e 3 le corde, 2 corde o solamente una: l'effetto timbrico doveva essere totalmente diverso e molto più intenso di come siamo abituati a pensarlo oggi.

Detto questo ecco forse spiegata la differenza tra singolare e plurale: sordino starebbe ad indicare di lasciare libere 2 corde, mentre sordini indicherebbe di usarne solo una.



Modificato 1 volte. Ultima modifica il giorno 05/01/2010 [03:13] a cura di Volodya.
Re: Quando i sordi prescrivono sordine e sollevano sordini: Beethoven e la meccanica pianistica
05 gennaio, 2010 [03:49]
Attenzione: il pedale che permette di sollevare gli smorzatori e quello che permette di spostare la meccanica sono e sono sempre stati due pedali differenti: su questo se non altro Beethoven aveva le idee chiare!
Questo tipo di pedale inizia a comparire già nel concerto op. 15 e viene sempre indicato con il numero di corde da percuotere (1 corda, 2 corde, 3 corde).
Il pedale relativo agli smorzatori invece non mi risulta che sia mai stato "diviso" in maniera tale da "smorzare" solo una delle 2 o 3 corde; mi sembra oltretutto che sia un cosa veramente difficile da realizzare, anche per il costruttore di pianoforti più folle.

Giorgia
Re: Quando i sordi prescrivono sordine e sollevano sordini: Beethoven e la meccanica pianistica
07 gennaio, 2010 [11:20]
BUON ANNO A TUTTI !

Anch’io Frau111 propendo più per la tua tesi che per quella di Rattalino.
In particolare posso contribuire solo per l’Adagio della sonata op. 27 n 2 (per gli amici “al chiaro di luna”).
Ho sempre interpretato quell’indicazione come una richiesta di Beethoven all’esecutore di realizzare un pianissimo molto molto delicato ma senza l’ausilio di mezzi che auitino a ridurre l’intensità fonica. Perché?... Non per "cattiveria". Secondo me bisogna ascoltare il carattere del brano. È un brano intenso. Un brano che sembra risuonare da lontananze, da profondità abissali. Non manca un certo carattere sognante.

Ecco che Beethoven pare dire: “lo voglio pianissimo. Davvero pianissimo. Ma guai se per realizzare questo pianissimo usate qualcosa che tolga ricchezza timbrico armonica”

Allora mi pare accettabile l’idea sordini=smorzatori.
E cioè: abbassate pure il pedale destro, togliete i sordini, e lasciate le armonie libere di vibrare e, ahimè, anche confondersi l’una con l’altra.
Ma probabilmente ai tempi della composizione di questa sonata i pianoforti non erano in grado di sostenere le note molto a lungo e quindi le armonie non s’impastavano poi così tanto. Il beneficio era dunque molto maggiore dell’inconveniente. D’altra parte nel clavicembalo, in cui il suono decade più rapidamente che nel piano, non c’è nessun dispositivo che smorzi il suono delle corde quando si rilascia il tasto.

Se invece l’indicazione è da intendere come sordino=pedale “una corda”,
oppure sordino=sordina con feltro interposto,
anche in questo caso mi rifaccio al principio per cui non si deve togliere ricchezza timbrico-armonica a questa musica.
E quindi NON usare questi due congegni (solo che in questo caso il pianista deve “tenere i piedi a posto”).

Qui però mi sento di fare una distinzione tra il pedale “una corda” che si trova sui piano a coda, il quale è un congegno che toglie armonici – dove serve – con effetti di grande suggestione dal punto di vista musicale, e il pedale della “sordina” che si trova solo sui piano verticali (guarda caso!) e che interpone un feltro tra martelletti e corde appiattendo e snaturando totalmente il suono del piano. Mi è sempre stato detto (e ci credo) che questo aggeggio non c’entra niente con esigenze musicali: serve solo a non disturbare il vicinato. Ma, per carità, non sono un così gran conoscitore della letteratura pianistica: magari c’è stato qualche autore che ha espressamente voluto questo panno di feltro tra martelletti e corde… Dubito.

"Dal cuore possa giungere ai cuori" (Ludwig Van Beethoven)
Re: Quando i sordi prescrivono sordine e sollevano sordini: Beethoven e la meccanica pianistica
31 maggio, 2010 [07:04]
Riguardo alla discussione de "Quando i sordi prescrivono sordine e sollevano sordini. Cari amici. sono appena entrata a far parte del forum e sto leggendo tutta la letteratura. Sono d'accordo con Gotterfunken la sordina serve solo per non dare fastidio ai vicini! Io ne so qualcosa,perchè se non avevo la sordina un vicino mi avrebbe mandato a casa i vigili e avrebbero sigillato il piano, perchè prtroppo la msica è fatta anche di tanta tecnica sgradevole.La gente che non suona crede che siamo sempre li a suonare pezzi angelici!
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