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Gli ultimi quartetti: Augenmusik in bianco e nero?

Inviato da Frau111 
Gli ultimi quartetti: Augenmusik in bianco e nero?
05 gennaio, 2010 [04:54]
Ripensando alla questione conclusiva posta nella discussione su Beethoven e la meccanica pianistica, mi sono domandata in questi giorni se sarebbe possibile fare una sorta di approfondimento sul problema della ricerca timbrica nell’opera beethoveniana. In particolare le questioni che mi sono venute alla mente sono le seguenti:
1) è possibile che Beethoven abbia abbandonato il pianoforte anche a causa della sua ormai completa sordità e dunque della sua incapacità di stabilire con esattezza l’effetto timbrico delle sue sperimentazioni armoniche e ciò che esse comportavano (primo fra tutti un uso insolito del pedale per "legare" armonie distanti)? E dunque:
2) Non potrebbe essere anche questa una delle motivazioni che ha portato B., nell’ultimo periodo della sua vita, a volgersi al quartetto e cioè ad un tipo di formazione dalle “possibilità timbriche” (chiamiamole così) più limitate e meno problematiche rispetto a quelle di un pianoforte o di un’orchestra?
Del resto si potrebbe pensare anche che, forse, B. considerava conclusa o se non altro giunta ad un punto mica disprezzabile la sua ricerca sul colore sonoro: la scelta di inserire un coro in una sinfonia, potrebbe essere vista anch’essa come un tentativo di sfruttare sino al limite le possibilità timbriche offerte sostanzialmente da tutti gli strumenti allora disponibili (si pensi anche all’introduzione di elementi per l’epoca singolari in un’orchestra, come il controfagotto), contrapponendo e mescolando ai già tanti colori orchestrali quelli delle voci soliste e del coro. Che si poteva fare di più?
Magari fu proprio (o anche) per questi motivi che B. decise di accantonare le ricerche sul colore sonoro e, con una preoccupazione in meno, prese le sue carabattole e si trasferì nel puro e sicuro iperuranio del timbro quartettistico, dove alla infinita tavolozza sonora offerta dalla varietà di tocco, pedale, impasti sonori, disposizioni ecc. propri del pianoforte o dell'orchestra, subentrano le tinte più limitate e, direi, quasi in bianco e nero, dei quattro archi.
Con ciò non voglio assolutamente dire che la scelta della formazione del quartetto sia stata una scelta “di comodo”, ci mancherebbe! Dico però che, secondo me, si vede proprio che l’interesse, il fulcro delle ricerche beethoveniane, tende a spostarsi o perlomeno a mettere da parte il fattore “timbro” per dedicarsi più approfonditamente ad altri problemi, quali ad esempio la forma [131], i rapporti dinamico – tonali [130], la possibilità di alternative al sistema tonale con la ripresa dei modi antichi [132].
A me sembra insomma che davvero gli ultimi quartetti di Beethoven siano stati pensati più come “Augenmusik”, scevra da troppe preoccupazioni per una effettiva resa timbrica o anche solo sonora (si pensi alle dissonanze della grande fuga) e in questa maniera forse andrebbero “ascoltati”: con la stessa facoltà con cui doveva sentirli colui che li compose, ossia con l’orecchio interiore. Per dirla in maniera fin troppo poetica, forse negli ultimi quartetti, Beethoven pensò che musica non avesse più bisogno di una sorgente sonora (lo stupido violino), di un mezzo attraverso cui propagarsi (l’aria di cui il nostro si proclamava sovrano) e di un ricettore (l’orecchio fisico): poteva passare, con la sola mediazione del segno grafico, “dal cuore ai cuori”.

Giorgia
Re: Gli ultimi quartetti: Augenmusik in bianco e nero?
08 gennaio, 2010 [12:08]
Ma no Giorgia!
Teniamoci caro il nostro “orecchio esteriore”. Senza il quale quello “interiore” non vivrebbe.
Beethoven stesso non è nato sordo.
Non è mai esistita una musica “per gli occhi”. Sono cose da pitagorici. Ma che musica sarebbe??!!! . . .
Una cosa del genere è stata pensata anche a proposito dell’Arte della Fuga di Bach.
No, no…. La musica è musica. Suoni. Armonizzati, polifonici, dissonanti, dodecafonici, seriali ma… sempre suoni!

Riguardo invece al “bianco e nero” degli archi io ci andrei cauto.
Posso ancora capire rispetto all’orchestra, ma rispetto al piano, per quanto riguarda timbri, impasti, colori e tavolozze varie, il quartetto d’archi se la gioca alla pari. Anzi: a favore. Hai mai visto un pianista alzarsi in piedi per andare a pizzicare le corde del piano?!... Ma anche solo con l’archetto se ne possono fare di cose…

"Dal cuore possa giungere ai cuori" (Ludwig Van Beethoven)
Re: Gli ultimi quartetti: Augenmusik in bianco e nero?
08 gennaio, 2010 [12:20]
Quoto in toto Gotterfunken!
Non credo che Beethoven abbia composto musica solo per essere "letta". La musica va ascoltata con l'orecchio, con il cuore, con l'anima: la musica va vissuta!

Ismaele

"La Musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza. Chi penetra il senso della mia Musica potrà liberarsi da tutte le miserie in cui si trascinano gli altri uomini." Ludwig Van Beethoven
Re: Gli ultimi quartetti: Augenmusik in bianco e nero?
09 gennaio, 2010 [06:34]
Io credo che qualsiasi opera d'arte abbia molteplici possibilità e livelli di lettura: ne ho proposta una volutamente esagerata che non vuole essere una interpretazione ma una sorta di meccanismo euristico che dia la possibilità di riflettere e offra ulteriori spunti di ricerca.


(Questo non c'entra nulla con Beethoven, ma per quanto riguarda il discorso degli interventi in cordiera sul pianoforte, moltissimi autori ne hanno fatto uso e il primissimo esempio si ritroverebbe addirittura in una sonata del 1794 di Friedrich Rust)

A presto!

Giorgia
Re: Gli ultimi quartetti: Augenmusik in bianco e nero?
10 gennaio, 2010 [09:57]
certo che ogni opera d'arte ha più livelli di lettura. Soprattutto quelle più grandi.
Letture anche non convenzionali.
Ma gli "ulteriori spunti di ricerca" e di riflessione, per essere fondati,
non possono mai prescindere dall'elemento costitutivo ed espressivo di quell'opera d'arte.
Per la scultura le forme, per la pittura forme e colore, per la musica suono e combinazione di suoni.
Quei pallini bianchi o neri messi su cinque righe non sono - in nessun modo - l'opera d'arte.
Prescindere dai suoni e dalla loro percezione nel parlare di musica non è una via "non convenzionale": è parlar d'altro.

sull'altro argomento (pizzicare con le dita le corde del piano) penso che ogni trovata che sia davvero feconda di possibilità espressive, prima o poi, prenda la mano a diversi artisti di quella specifica arte. Questa mi pare solo una.... stravaganza.

"Dal cuore possa giungere ai cuori" (Ludwig Van Beethoven)
Re: Gli ultimi quartetti: Augenmusik in bianco e nero?
10 gennaio, 2010 [12:56]
Eppure nessuno metterebbe in dubbio che il Faust rimarrebbe Faust anche se la rappresentazione si svolgesse nella testa di chi legge e non in un teatro. E forse i fantastici voli a bordo di mantelli magici risulterebbero molto più impressionanti e realistici rimanendo nella fantasia anzichè voler essere a tutti i costi "riprodotti" con le carrucole e i goffi effetti speciali che si hanno a disposizione su una scena teatrale.

La musica forse di tutte le arti è quella più mediata: la poesia e la pittura si servono solo del segno grafico (che sia parola o immagine); la musica è la sola che debba ulteriormente tradurre il segno grafico in altro (suono). Per un musicista [sordo] (secondo me) questo problema non esiste perchè il segno grafico si trasforma già in musica, "suona" già al momento in cui viene posato sul pentagramma; così qualsiasi persona che sappia leggere, non si pone il problema di vedere rappresentato ciò che legge: ogni parola si traduce per lui in immagine, senza ulteriori mediazioni. Mi chiedevo insomma se non potessimo evitare un ulteriore passaggio all'opera d'arte musicale (il passaggio dal segno al suono), trovarsi insomma... a metà strada come due amici che abitano lontani e vorrebbero incontrarsi! Perchè far fare tanta strada alla musica? E soprattutto è problematico secondo me identificare l'oggetto e l'arte "Musica" con la sua manifestazione fisica (suono). In tal caso sarebbe addirittura lecito chiedersi se B., che negli ultimi anni non sentiva più nulla, si sia occupato per un sacco di tempo di musica o solo di pallini neri.

Giorgia
Re: Gli ultimi quartetti: Augenmusik in bianco e nero?
11 gennaio, 2010 [02:13]
Beethoven si è sempre occupato di musica. Sempre. Dagli anni di Bonn agli ultimi anni.
Però per fare in modo che le sue opere vivessero veramente, per farle sentire agli altri uomini, non ha mai potuto prescindere da due cose: dalla "materia sonora" (la musica si costituisce di suoni. diversamente non sarebbe comunicazione artistica ma... telepatia) e dall'utilizzo dei "pallini neri" (note e pentagramma per indicare agli interpreti l'idea dell'opera da realizzare).
Questa è la VERA traduzione: il suono che, per essere indicato agli esecutori e ai posteri, si deve tradurre in notazione grafica.
E Non il segno grafico che si deve tradurre in suono.
Che poi questa traduzione sia sempre imperfetta e difettosa, rispetto a ciò che suona nella mente del compositore, è tutt'altro discorso. E tra l'altro è il cuore del lavoro dell'interprete.

Ma che sia questo l'elemento generativo di un'opera musicale (l'incontro di un'animo ispirato con la materia suono il quale poi per mezzo di segni sulla carta si comunica - come suoni - ad altri animi ispirati interpreti ed ascoltatori) è riprovato dal fatto che da un'opera musicale si è veramente toccati, in profondo, anche se non si sanno leggere le note.

La parola nasce nell'Uomo. il canto (la musica) nasce nell'Uomo. Anche la musica strumentale nasce nel cuore per "giungere ai cuori".
Poi vi è il problema di mettere nero su bianco questa parole e questi suoni per riportarli il più fedelmente possibile alle generazioni future e anche per ricordarli alla generazione presente. Ed ecco che si inventano alfabeti, pentagrammi e segni grafici convenzionali che traducono in segno ciò che segno non è.

Ma se ritieni che la musica sia in origine "segno grafico" e vuoi andarle incontro prescindendo dalla sua manifestazione fisica . . . Per carità: fai pure.
in passato c'è pure stato chi sosteneva che la "vera musica" fosse l'armonia delle sfere celesti, e che il suono degli strumenti e le opere conposte dagli uomini fossero roba indegna di un uomo colto. E non è che a sostenerlo fossero poi degli sprovveduti. Ma penso che non lo fossero solo in altri ambiti.

"Dal cuore possa giungere ai cuori" (Ludwig Van Beethoven)
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